


Quello che stiamo vivendo è un periodo storico molto particolare, in cui lottiamo contro un nemico invisibile e per questo incontrollabile. Quella della diffusione del COVID 19 è una battaglia che riguarda non solo la nostra salute fisica, ma anche psicologica. Per sconfiggerlo ci viene chiesto di restare in casa, di isolarci, di non avere relazioni che comportano la vicinanza fisica. Tutti aspetti che invece hanno sempre “curato” la mente umana, che si nutre di relazioni. Come possiamo affrontare questa crisi sanitaria, in senso fisico e psicologico, e aiutare, noi stessi e gli altri, a sentirci meno soli? Come cambia e cambierà la nostra mente dopo che questa crisi sarà passata? Come cambieranno le nostre relazioni?
Il Ministero della Salute definisce alcuni punti essenziali per contenere il virus e la sua trasmissione:
Se presenti febbre, tosse o difficoltà respiratorie e sospetti di essere stato in stretto contatto con una persona affetta da malattia respiratoria Covid-19:
Ciò che non si vede e a cui non siamo abituati, crea sicuramente maggiore ansia. Il COVID 19 è un virus nuovo, che ha messo in crisi anche la medicina del nostro secolo, qualcosa che non si conosce, che segue il suo decorso senza controllo, se non quello di tenerci a distanza. Come tutto ciò che non si conosce, l’uomo reagisce con ansia e panico, creando paure sproporzionate che portano la persona a leggere continuamente notizie, nel tentativo di “saperne di più” e quindi rendere più “familiare” qualcosa di nuovo, ma con il rischio di cadere in alcuni errori e di non essere abbastanza razionale di fronte alle informazioni che apprende. Cerchiamo insieme di elencare una serie di punti chiave che possono aiutarci a non sviluppare un’ ansia eccessiva.
La separazione, forzata, dalle persone a noi care e dagli affetti, può avere delle conseguenze psichiche non indifferenti. La perdita di libertà e la separazione, così come l’impossibilità a controllare ciò che per sua natura non può essere controllato, può avere degli effetti drammatici. Rabbia, violenza, depressione e in alcuni casi il suicidio, sono i possibili effetti dell’isolamento prolungato. Il lavoro continuo ed estenuante degli operatori sanitari che in questi giorni stanno cercrando in ogni modo di contenere e curare le persone che si ammalano di coronavirus, portandoli ad essere in contatto continuo con la malattia e i suoi effetti, potrebbe favorire lo sviluppo di un disturbo da Stress Post Traumatico. Per tutti loro, dovranno sicuramente essere adottate delle misure preventive delle conseguenze psicologiche e quindi fornire un supporto sia in itinere sia successivo alla pandemia.
Ma non solo chi è esposto a scenari drammatici può manifestare questo disturbo: stress, ansia, depressione, fluttuazione del tono dell’umore, rabbia, aggressività sono tutte conseguenze che potrebbero manifestare i soggetti che sono in isolamento.
In questi giorni di quarantena ho letto e visto spesso articoli o interviste, in cui si dice che da questa pandemia ne usciremo tutti un pò diversi. Credo che sicuramente gli effetti dureranno nel tempo e che noi psicologi avremo molto lavoro da fare e molto aiuto da dare.
Una delle cose che credo accadrà, sarà la stigmatizzazione di tutte quelle persone che sono risultate positive al coronavirus o quelle che sono state a contatto con persone malate o semplicemente chi è stato posto in quarantena per essere stato a contatto con persone positive, pur non essendolo loro in prima persona. Evitamento ed essere trattati con paura e sospetto, credo saranno il prezzo che pagheranno moltissime persone. È per questo che la buona informazione che i mass media possono dare, ha un ruolo centrale nell’evitare che ciò accada, come anche interventi nelle scuole e nei posti di lavoro che medici e psicologi possono fare una volta terminata l’emergenza.
Una quarantena più lunga, è associata a conseguenze psicologiche più negative, è per questo che noi psicoterapeuti e psicologi abbiamo dovuto adeguare la terapia a questo nuovo evento, spostando il nostro studio e la stanza di terapia in quella delle videochiamate, per poter continuare un percorso già iniziato con i nostri pazienti e iniziando nuovi percorsi con le persone che in questo periodo soffrono di più.
Ci sono delle cose che possiamo imparare da questa esperienza.
Pensare a quando usciremo da questa condizione che crea disagio sembra un tempo ancora lontano, ma con la responsabilità di ognuno, con i piccoli comportamenti che ognuno può assumere, può lavorare affinchè tutto questo abbia una durata ragionevole e accettabile per il nostro benessere, anche psicologico.
Dott.ssa Cristina Lo Bue
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