


E. è una paziente che per 4 anni ha sofferto di disturbo di derealizzazione e depersonalizzazione. Ogni mattina, per quattro anni, si è svegliata con la sensazione di vivere in una realtà che lei definisce irreale: “è come vivere all’interno di un sogno, di un film … è come se fossi fuori dal mio corpo e mi vedessi dall’esterno”. E. ha subito un abuso durante l’adolescenza, è ha avuto una vita in cui i continui traumi l’hanno segnata profondamente. E. dopo alcuni anni di psicoterapia è guarita.
Questo esempio esprime molto bene la sensazione che provano le persone che soffrono di disturbo di derealizzazione e depersonalizzazione. E’ un disturbo che determina un’alterazione della percezione della realtà, e pur non perdendo il contatto con questa, la persona sperimenta la contrapposizione di percepirsi all’interno di un mondo fittizio, con la consapevolezza di esserci, di non essere “morta”. È molto complesso spiegare questo disturbo se non si è vissuto, ma è possibile avvicinarsi alla sua comprensione.
Il disturbo di derealizzazione/depersonalizzazione è uno stato alterato dell’autocoscienza e dell’identità che si traduce in una sensazione di dissociazione o separazione da se stessi, dall’ambiente circostante o da entrambi (se sono presenti i due disturbi). L’uso di droghe o alcuni farmaci possono determinare questa condizione per brevi e transitori periodi, ma il disturbo di depersonalizzazione e derealizzazione viene solitamente diagnosticato se tale condizione di distacco ricorre spesso, causa angoscia e interferisce con la qualità di vita della persona.
Le persone con questo disturbo vivono un distacco emotivo rispetto al contesto e alla situazione in cui si trovano. Sperimentano una sensazione di distacco dalla realtà, alcuni dicono che è come se si vedessero fuori dal proprio corpo, oppure vedono i contorni degli oggetti più definiti e luminosi, e/o provano fastidio per alcuni tipi di luce (soprattutto quella artificiale). Si guardano le mani e hanno la sensazione che è come se non gli appartenessero, come se non fossero proprie; sentono la propria voce come se fosse estranea e non provenisse da sé.
I due disturbi, anche se spesso vengono presentati insieme, presentano delle differenze. La derealizzazione è la sensazione di irrealtà, di un mondo che appare come un sogno o come un film; la depersonalizzazione invece ha più a che fare con sé, con il proprio corpo e la propria identità, per cui la persona proverà delle alterazioni di percezione delle proprie mani, della propria voce e si guarderà allo specchio con la sensazione che quello che sta guardando è un estraneo, pur mantenendo il senso di realtà (differente dalle psicosi in cui c’è la perdita della consapevolezza di “esistere”).
Gli episodi possono durare ore o giorni e verificarsi più volte durante la settimana. Possono essere manifestazioni transitorie (come già detto a causa dell’uso di droghe anche leggere come la cannabis), o durare mesi, o addirittura anni, come nel caso di E.
Questi episodi causano immenso disagio, anche perché la persona è pienamente consapevole di quello che le sta accadendo, e per questo interferiscono con il proprio benessere e la propria serenità, pur continuando a svolgere le attività quotidiane in un modo che all’esterno appare “normale”. I disturbi infatti non sono visibili all’esterno, la persona che ne soffre può apparire solo un po’ distratta, “con la testa tra le nuvole” o sovrappensiero. Le conseguenze interiori però sono molto debilitanti, perché la paura è proprio quella di impazzire, di non esistere realmente o che tutti si accorgeranno del proprio disturbo; spesso questo causa isolamento e depressione.
In termini storici questo disturbo viene inserito nel DSM-II, il Manuale dei Disturbi Mentali, nel 1968 quando si parla di disturbi dissociativi e disturbo dissociativo dell’identità, ma già nel 1880 il filosofo svizzero Henri Amiel, aveva coniato il termine depersonalizzazione per nominare le proprie esperienze di irrealtà verso se stesso e verso il mondo che lo circondava. Nel 1968, quando viene riconosciuto dalla comunità medica e psichiatrica, si parla di depersonalizzazione senza citare la derealizzazione anche se inclusa come sintomo (sentimento di irrealtà e di estraniazione).
La dissociazione è quello stato di interruzione di alcuni “elementi” psichici, come la coscienza, l’identità, la memoria e la percezione. È la disconnessione tra un’esperienza e il senso del Sé.
Quali possono essere i segnali che potrebbero farci ipotizzare di soffrire di disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione?
Le cause del disturbo di derealizzazione/depersonalizzazione possono dipendere da diverse situazione e condizioni.
I sintomi di questo disturbo sono tra i più fastidiosi e spaventanti dei disturbi psichiatrici, perché la persona conserva la totale e completa consapevolezza di quello che le sta accadendo. La paura è quella di impazzire, ma ci sono delle importanti differenze che dobbiamo considerare tra la derealizzazione/depersonalizzazione e la schizofrenia.
Al fine di soddisfare i criteri per la schizofrenia, un individuo deve provare dei sintomi quali:
È chiaro che già questi sintomi dovrebbero rassicurare la persona con disturbo di derealizzazione/depersonalizzazione, che sicuramente non è schizofrenica, ma c’è una “regola” fondamentale … lo schizofrenico non è consapevole del proprio disturbo e dei propri sintomi nella fase di esordio, invece i soggetti che dissociano SI, perché mantengono la consapevolezza di quello che gli sta accadendo!
Nella maggior parte dei casi il trattamento è integrato, soprattutto se il disturbo si manifesta senza dipendere da ansia o attacchi di panico. La cura passa attraverso la consapevolezza e l’informazione. Il paziente va prima di tutto informato di quello che gli sta accadendo, rassicurandolo sul fatto che non sta impazzendo e non sta perdendo il controllo della propria vita. È importante aiutarlo prima di tutto a risolvere il sintomo, quindi insegnargli a concentrarsi sulle attività che svolge nel presente, perchè più pensiamo a un problema e più questo si presenterà.
Il trattamento d’eccellenza è la psicoterapia psicodinamica soprattutto nelle situazioni in cui il disturbo di derealizzazione/depersonalizzazione si presenta a seguito di un evento traumatico o di un abuso o violenza subita durante l’infanzia. Attraverso la comprensione delle cause, dell’accettare che la nostra mente si sta difendendo da qualcosa, la persona imparerà a gestire e accettare il disturbo. La prognosi non è sempre positiva, nel senso che i soggetti predisposti al disturbo possono manifestarlo in alcuni momenti di stress della propria vita, ma se si conosce il problema si sarà in grado di tollerarlo e controllarlo senza farsi caricare dalle ansie e dall’angoscia di impazzire. In molti casi è necessario l’ intervento farmacologico per la difficoltà a convivere con i sintomi, soprattutto durante la fase d’esordio.
Dott.ssa Cristina Lo Bue
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